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Painting is silent poetry, and poetry is painting that speaks. Simonides

Rabarama - Paola Epifani



Paola Epifani, in arte Rabarama, nasce a Roma nel 1969, attualmente vive e lavora a Padova.

Figlia d’arte, dimostra fin da bambina un innato talento per la scultura. La sua educazione artistica si forma dapprima al Liceo Artistico di Treviso e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Diplomatasi a pieni voti nel 1991, prende parte fin da subito a numerosi premi nazionali e internazionali di scultura, ottenendo un crescente successo di critica e pubblico.

Il 1995 è l’anno della svolta; inizia la sua collaborazione con la galleria Dante Vecchiato, fondamentale per l’elaborazione delle future tematiche artistiche e della sua promozione in ambito nazionale e internazionale.

Da questo momento l’artista sviluppa una personalissima ricerca, che prende avvio da una particolare visione del mondo e della vita, basata in primis sulla negazione del libero arbitrio, la predestinazione degli eventi e la riduzione dell’uomo a semplice computer biologico.

L’individuo risulta essere predestinato unicamente dalla genetica e dalla società per cui le funzioni vitali condizionano inesorabilmente ogni atto dell’esistenza, mentre l’unità psicosomatica è ridotta a mere reazioni fisico-chimiche.

Da ciò deriva l’immersione totalizzante dell’essere in una dimensione intima e implosiva, rappresentata dal confine corporeo della pelle, “prigione dell’anima” e spazio per la ricerca esistenziale, in un viaggio sospeso tra realtà e conoscenza.

L’espressività dei soggetti è perlopiù assente, azzerata da una ricerca cristallizzata e condizionata da un mondo regolato unicamente attraverso rapporti causa-effetto, che ha per comune denominatore la programmazione standardizzata della specie.

L’universo è pertanto concepito come gioco di incastri, metafora di un puzzle in cui ogni singola parte trova il suo inserimento in un determinato (o più propriamente predeterminato) punto spazio-temporale.

Paradossalmente questa visione pessimistica sfocia nella disperata ricerca del soprannaturale, da riscoprire attraverso il flusso dell’energia creatrice, intesa quale possibile fuga dalla realtà e probabile rifugio.

A conclusione di questa prima fase di ricerca, l’artista espone nel 2000 un gruppo di opere presso la Fondazione Mudima di Milano, generate dalla consapevolezza che in ogni frammento della realtà e dell’essere umano vi sia l’impronta del principio originario.

Da qui prende corpo un’umanità in continua metamorfosi, dove la negazione del libero arbitrio rappresenta la prima fase di un lavoro in continua evoluzione. La membrana che avvolge queste figure mutando di concetto in concetto assume sempre nuovi segni, simboli e metafore.

L’alfabeto indica il limite interno presente nel linguaggio, oltre che il nostro essere singolari-plurali (secondo la concezione del filosofo Jean-Luc Nancy e tanto presente nel teatro pirandelliano); geroglifici, puzzle e nidi d’ape sono la visualizzazione del genoma, le infinite combinazioni e varietà possibili insite nell’umanità, visualizzate nei labirinti mentali in cui è materializzata la multiforme complessità dell’io.

Legata a quest’ultima traccia simbolica è la realizzazione di un scultura monumentale eseguita per il Museo d’Arte Contemporanea di Boca Raton in Florida, installata nel 2001.

In questo periodo l’artista supera la ricerca sul DNA e la genetica; le figure, che dapprima non esprimevano aspirazione alcuna, rappresentando piuttosto uno status quo, subiscono un’ulteriore metamorfosi, lacerando la pelle-involucro che dapprincipio le avvolgeva, impersonificando la necessità di svincolarsi dal loro involucro, nel tentativo incessante di liberarsi, in una defaticante, infinita e inutile lotta.

I tatuaggi tridimensionali incisi sulla pelle assumono nuove forme simboliche; forando completamente la “corazza” protettiva l’energia interiore entra a diretto contatto con l’ambiente esterno, mettendo in moto un’incessante fuga dalla materia (corrispondente all’esistenza biologica, all’essere vegetativo); attraverso tale dispersione la coscienza può liberarsi finalmente dagli elementi che ne negavano la spiritualità rivelandosi compiutamente.

Prime opere di questa seconda fase di sperimentazione sono esposte, sul finire del 2000, alla Galleria Enrico Navarra di Parigi, in occasione dell’esposizione Trans-formation, e a S. Ivo alla Sapienza di Roma.

Nel 2001 la ricerca di Rabarama si focalizza sulla realizzazione di una serie di sculture monumentali, di notevole impatto visivo. Le stesse verranno esposte presso spazi pubblici e fondazioni, quali la Fondazione Palazzo Bricherasio di Torino, Museo Dolores Olmedo Patio a Città del Messico (Messico), Museo Fleury a Lodve (Francia), Open 2002, Lido di Venezia (Venezia), Biennale d’Arte di Pechino (Cina 2003), Musei di San Salvatore in Lauro, Roma.

La liberazione avviene oltrepassando un’ideale linea di confine che separa l’attuale dalla precedente condizione di determinazione genetica e ambientale.

La fase successiva dell’esplorazione artistica di Rabarama consiste nella realizzazione di uomini-albero ricoperti di corteccia e intessuti da fili d’erba, che riconducono al legame simbiotico e inconscio della stirpe umana con la grande “Madre”, proponendo quale soluzione possibile all’allontanamento dell’uomo contemporaneo dallo stato di natura l’abbandono del corpo e la dispersione della materia verso la trasmigrazione dell’anima.

Attraverso l’uso di resine che avvolgono le sculture antropomorfe, Rabarama si ricollega alla fase iniziale di vita dell’uomo, quando la placenta con il suo liquido amniotico vitale avvolge e prepara nuova vita.

La superficie della figura scolpita, membrana di confronto/scontro col mondo esterno, mediante la quale si attua il primo stadio verso una possibile elevazione, è totalmente ricoperta da croci e stelle, ricollegandosi con l’universo e l’energia cosmica, di cui tutti siamo pervasi.

Rabarama sperimenta un modo originale per descrivere la figura umana, collegandosi a precisi punti di riferimento filosofici, questioni che da sempre agitano il pensiero sulla natura e il destino dell’essere umano.

La metamorfosi incarna l’ideale svolgimento di un’intera esistenza, per cui dalla condizione iniziale di soggetto vincolato, si arriva ad una condizione esistenziale di completa rigenerazione attraverso la libertà.

Rabarama dialoga in maniera serrata e immediata col fruitore, gli offre la possibilità di confrontarsi con tematiche scottanti e decisamente attuali mediante il linguaggio del corpo, quali le mutazioni genetiche, l’ambiguità umana, l’identità dell’uomo contemporaneo, spinte da una forza primigenia e visionaria, remota e senza tempo.

Metamorfosi formale e aspirazione di libertà assoluta: queste le linee guida presenti nell’attuale fase artistica.

Rabarama è considerata dalla critica e dal collezionismo più esigente un’artista completa grazie ai continui riconoscimenti ufficiali sia sul mercato italiano che in quello internazionale.

La sua produzione è alquanto eclettica e sfaccettata, diversificandosi tra le sculture di terracotta, bronzo dipinto, marmo, vetro, e la pittura ad olio, le inclusioni di resina, i gioielli d’artista in oro, i recenti monotipi in gomma, le opere grafiche.

Negli ultimi anni sono state organizzate numerose mostre con un alto riscontro a livello internazionale, come ad esempio in Cina nel 2004, a proseguimento della partecipazione dell’artista alla prima Biennale Cinese d’Arte Contemporanea svoltasi a Pechino: da febbraio ad aprile una personale ha occupato le sale e i giardini del Museo d’Arte di He Xiangning di Shenzhen; la stessa mostra prosegue a Pechino presso il Museo d’Arte Millennium Monument dove per l’occasione è presentata la scultura monumentale Bozzolo, donazione che entrerà a far parte della collezione dell’Associazione Nazionale dei Pittori Cinesi per poi essere collocata nel museo d’arte, nel 2005, alla Biennale d’Arte Cinese. La stessa mostra itinerante prosegue successivamente a Jinan e Shangai.

All’inizio del 2005 l’artista è presente presso il Centro Culturale La Estancia a Caracas, mentre a giugno la prestigiosa galleria olandese Etienne & Van Loon (organizzatrice di diversi eventi culturali e happenings) la vede per la seconda volta protagonista degli spazi e delle vie cittadine con la sua consueta monumentalità, dopo averla già affiancata ad artisti del calibro di Jeff Koons.

A ottobre l’appuntamento olandese si rinnova mediante un progetto in collaborazione con uno stilista olandese.
A giugno partecipa a una personale presso la Fundaciòn Sebastian di Città del Messico; dopo l’inaugurazione ha luogo la presentazione della scultura Trans-calare presso la Delegaciòn Miguel Hidalgo, e il giorno 24 sono presentate altre due sculture monumentali in uno spazio del centro urbano.
A fine agosto prende parte all’importante manifestazione Open 2005 in concomitanza con la 62° Mostra d’Arte Cinematografica presso il Lido di Venezia.
Il 19 e il 20 di novembre presso palazzo Braga Valmarana di Vicenza è organizzata la mostra “Quando il gioiello diventa arte”: le sculture di Rabarama sono affiancate dalle creazioni del noto orafo Leo Pizzo presentato dalla gioielleria Zoccai.
Segue a dicembre presso l’ex Chiesa Anglicana di Alassio la mostra personale dell’artista, che consta di una trentina di opere (tra dipinti e sculture), tra cui due monumentali esposte lungo le strade della città.

Durante il 2006 si susseguono i riconoscimenti: a giugno si svolge presso l’Auditorium della Banca Popolare dell’Emilia Romagna a Modena la premiazione di Profilo Donna, una manifestazione annuale con la premiazione di Rabarama quale “artista donna dell’anno”.

L’importante premio è consegnato dal Comitato d’Onore, composto dalle autorità della città, dalla Provincia di Modena e dalla Regione Emilia Romagna.

Partecipa a una collettiva presso la galleria olandese Etienne & Van Loon, seguita ad agosto da una mostra personale. Nello stesso mese sono esposte nel centro urbano di Jesolo due sculture monumentali.


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© Rabarama - Paola Epifani






Ronit Baranga









Born 1973


1994 - 1997 B.A. in Psychology and Hebrew Literature, Haifa University
1999 Art History, Tel-Aviv University
2000 - 2004
Practical Arts studies, Bet-Berl College, The Art School ('HaMidrasha')
2007 - 2010
Yael Shkedi's Workshop - Silver & Gold Craft School, Kfar-Saba, Israel



















© Ronit Baranga

Dragan Bibin



"Dragan Bibin, a student of the Academy of Arts, Department of Fine Arts, Section for Graphic Communications, in the class of Professor Boško Ševo. He completed the "Bogdan Šuput" Secondary School for Design in Novi Sad, Course in Graphical Design. He exhibited at many joint exhibitions. With his friends he is an active member of the Association of Designers "Men’s Club"."

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© Dragan Bibin

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